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  • Cosa rappresentano per un bambino la separazione e il divorzio dei genitori?

separazione-divorzio-affidamentoIl processo della separazione è lungo e coinvolge a suo modo ciascun componente del nucleo familiare: molto spesso è connotato da una accesa conflittualità (o dall'assenza di comunicazione verbale) prima che i due coniugi prendano la scelta di dividersi per poi continuare talvolta anche in seguito. In questo tempo dilatato il più delle volte i figli "non vengono visti" perché i due genitori sono inevitabilmente presi dalle loro emozioni e concentrati nella difesa dei propri interessi. Qualunque sia la ragione all'origine del tormento sentimentale dei propri genitori, i figli si trovano in mezzo a situazioni che sfuggono al loro controllo e a volte alla loro comprensione. Sono invischiati in doppi messaggi, intrappolati in conflitti di lealtà: non possono mostrare di voler bene all'uno o all'altra, temono di tradire la fiducia di uno dei due e capiscono di non poter parlare liberamente di ciò che fanno quando sono con l'altro e viceversa.

I continui litigi tra genitori possono rappresentare infatti per il bambino un attacco alla sua stessa identità; proprio perché lui si porta dentro anche le loro due storie, è come se avesse due parti di sé in lotta tra di loro e anche quando si schiera con una delle due, il prezzo da pagare è il sentirsi in colpa per aver tradito l'altra... Dal punto di vista dei figli il problema più grave non è scegliere lo schieramento giusto, bensì quello di dover scegliere.

  • Quali sono i primi segnali di sofferenza cui prestare attenzione?

separazione divorzio1-150x150Quando due genitori si separano, le condizioni di vulnerabilità di un minore si basano principalmente sull'interazione tra i fattori di stress (per esempio la permanenza di conflittualità tra i genitori) e i fattori protettivi (per esempio la presenza di nonni di riferimento o fratelli con cui condividere l'esperienza) presenti nel suo ambiente familiare e sociale; questo spiega la differenza di "reazione" alle stesse condizioni sfavorevoli. E' possibile solo infatti descrivere la vasta gamma di effetti che la separazione di mamma e papà possono provocare nei propri figli: ma la presenza o l'intensità di tali manifestazioni è direttamente proporzionale con le condizioni in cui si separano i genitori, con la presenza o meno di conflittualità (non mi stancherò di ripeterlo) e con la capacità dei genitori di accompagnare (sia con le parole che a livello emotivo) i figli in questa fase di passaggio.

Nei bambini più piccoli possono manifestarsi disagi e somatizzazioni di tipo regressivo, con distacco emotivo, rifiuto del gioco e nei casi più gravi perdita del controllo sfinterico, irritabilità, balbuzie, mal di pancia. Dopo i 6 anni pur crescendo la comprensione della situazione, la ferita emotiva resta grave. Le reazioni più frequenti che accompagnano questa fascia di età sono: la negazione e il pensiero magico, che permettono di trovare spiegazioni più o meno bizzarre ai nuovi sconvolgimenti familiari "mio papà non dorme più con noi perché credo abbia cambiato lavoro e resta via tutta la settimana. Lo vedo nel fine settimana in una casa nuova, che forse ha scelto perché è più vicina al suo lavoro". Filippo, di 8 anni, in mancanza di una comunicazione chiara, aveva spiegato in questo modo l'assenza quotidiana del padre: in tal modo si rifugiava nella fantasia per salvare il sogno di poter rivedere di nuovo insieme i suoi genitori.

Un altro segnale di sofferenza presente in tutte le fasce di età è la rabbia: anche questo sentimento ha origini difensive e in questo caso si connette ad un vissuto di privazione di qualcosa che il bambino ritiene di sua proprietà, la propria famiglia appunto.

Il bambino, almeno nei primi tempi e soprattutto se non gli viene garantita una giusta informazione, appare disorientato, ansioso, perché vede cambiare progressivamente tutti i suoi riferimenti.

Il senso di colpa è purtroppo frequente e doloroso: i bambini sentono il bisogno di avere due genitori e di non perdere nessuno dei due. Accade allora che per evitare la demonizzazione del padre o della madre, complice anche il pensiero egocentrico tipico del bambino, riversino su di sé la colpa e la responsabilità della separazione.

Con la crescita cresce anche il senso di responsabilità verso il genitore che il figlio ritiene più vulnerabile, assumendo comportamenti e atteggiamenti "adultizzati" che possono provocare delle reazioni compensatrici. Se questa fase è caratterizzata da un eccesso di razionalità, quelle degli adolescenti si caratterizzano per un eccesso di emotività: possono aumentare le provocazioni, nel tentativo di attirare su di sé l'attenzione dei familiari, distratti dai loro problemi.

  • Quali le ricadute psicologiche e sociali?

genitori divorziatiLe ricerche sugli effetti della separazione sono concordi nel confermare che i disturbi del comportamento e i disturbi psicofisici che possono insorgere sui figli dopo la separazione, si risolvono naturalmente dopo circa un anno e mezzo, se l'evento viene spiegato e accompagnato. Ma, ripeto, è solo un tempo indicativo perché molto dipende dal comportamento che i genitori hanno assunto nel lungo processo della separazione. La separazione dei propri genitori, se di per sé è un rischio per il bambino, non sempre e non necessariamente porta un danno: la possibilità che evolva un danno dall'esperienza di separazione è legata alla capacità dei genitori di riconoscersi l'un l'altro nella loro funzione genitoriale. I disturbi che si ripresentano anche a distanza di tempo, vanno posti in stretta connessione al persistere del conflitto tra genitori, che frequentemente continua anche dopo la separazione.

  • Di cosa ha bisogno il bambino in questa pesante fase della vita familiare? In che modo chiede aiuto? E come si può aiutarlo?

Ha bisogno essenzialmente di stabilità, di percepire che sebbene ci sono dei cambiamenti forti, i genitori hanno sotto controllo la situazione: lo smarrimento del bambino è direttamente proporzionato a quello dei genitori. Va continuamente rassicurato sull'amore dei propri genitori, che anche se hanno scelto di separarsi, continueranno per tutta la vita ad essere la sua mamma e il suo papà. Va ribadita che la scelta è degli adulti, per liberarlo dal senso di colpa per aver causato in qualche modo la separazione. Il bambino necessita poi di parole chiare e rassicuranti che lo accompagnino verso un nuovo assetto familiare e che gli spieghino cosa sta succedendo: l'alternativa a questo, è che ogni bambino si costruisca una personale interpretazione dei fatti, che il più delle volte prevede la responsabilità del figlio stesso adducendo le scuse più strampalate e innocenti "ho capito perché papà se n'è andato di casa – ha raccontato Simone di 6 anni alla babysitter- perché ho ripreso a farmi la pipì addosso". La realtà è che molto spesso, soprattutto nei contesti che permangono conflittuali, la sofferenza dei bambini è grande e spesso non riconosciuta; hanno bisogno di liberarsi da responsabilità più grandi di loro e di ritornare ad essere semplicemente dei bambini. "Appena mi sveglio alla mattina corro a vedere come sta la mamma, perché da quando il papà l'ha lasciata non smette mai di piangere; allora le preparo il caffè e la convinco ad alzarsi!". (Giorgia, 9 anni)

  • Che contributo può dare la mediazione familiare ad una coppia che si sta separando?

Come ci sono molti modi di vivere ogni esperienza più o meno positiva che segna la vita di ogni persona, così anche la separazione può essere affrontata con modalità che influenzeranno il futuro dei due ex-coniugi e dei figli. La dichiarazione di separazione è un evento cruciale, perché nel momento in cui un gruppo si disgrega è bene che un altro progetto prenda forma e tutti i membri della famiglia devono avvertire pertanto che, mentre alcuni legami si spezzano, altri permangono. Per accompagnare questa fase di transizione la mediazione familiare ha un ruolo fondamentale perché tenta di riportare l'attenzione dei due adulti sull'esercizio della funzione genitoriale, che permane aldilà della rottura del vincolo coniugale: in un momento in cui è così difficile ritrovare una propria dimensione personale e si è impegnati a porre dei confini nella relazione con l'ex-coniuge, diventa spesso difficile mettersi in ascolto dei bisogni dei bambini, troppo spesso sottovalutati nelle loro capacità di comprensione di quello che sta accadendo. La mediazione non cerca di passare dal conflitto al consenso, ma di gestire le contraddizioni trovando la terza via; è nel momento in cui le risorse emotive dei genitori sono maggiormente esasperate dal conflitto e dalle sue conseguenze, che i bambini hanno maggiormente bisogno di sostegno emotivo e di coerenza educativa.